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Secondo appuntamento del 2009 a Treviso, nella sala Convegni dell’Ospedale Ca’ Foncello, per il Seminario interattivo rivolto a pazienti affetti da linfoma, organizzato dall’AIL Nazionale in collaborazione con la nostra Sezione e grazie al supporto di Roche. Il Convegno è stato interamente moderato dal Dott. Gherlinzoni che ha centrato pienamente il significato dell’incontro parlando di una giornata poco accademica, molto informale allo scopo di dare voce ai pazienti, intervenuti numerosi in compagnia di familiari ed amici.
In apertura dei lavori gli indirizzi di saluto delle Autorità che hanno sottolineato come la realtà dell’Ematologia di Treviso sia in larga parte frutto dell’attività della Sezione AIL che, con grande impegno, porta avanti ormai da anni la sua missione e i cui risultati concreti sono ben visibili a tutti.
La presidente, Sig.ra Pelos, ha sottolineato come ogni traguardo raggiunto non sia altro che il punto di partenza dell’obiettivo successivo.
Un grazie particolare è stato rivolto ai volontari che con lei collaborano attivamente.
Il Prof. Fanin ha aperto i lavori con un intervento sull’impatto della prima visita e sugli accertamenti nel caso di sospetto linfoma. Sottolinea con forza come il linfoma, neoplasia altamente chemio e radiosensibile, richieda estrema accuratezza e tempestività nella
diagnosi.
Per il Prof.Torelli la comunicazione della diagnosi è un momento fondante del rapporto medico-paziente, rapporto che avrà una sua evoluzione nel corso della malattia ma che resterà sempre incardinato a questo momento unico nella storia della relazione medico-paziente. La vera comprensione della realtà di malattia da parte del paziente, da un lato, ne condiziona fortemente la reazione, dall’altro, è il presupposto - indispensabile ad entrambi, medico e paziente - per giungere al passo immediatamente successivo, ossia il consenso informato alle proposte dello specialista.
Il Prof. Russo ha affrontato, invece, il tema della stadiazione sottolineando come la sua correttezza permetta una prognosi precisa, una terapia adeguata ed una attenta rivalutazione della malattia.
Ampio spazio è stato dedicato alla discussione con i pazienti, cui i relatori hanno dato risposte chiare e concrete.
La seconda sessione ha preso in esame i problemi dalla diagnosi alla scelta terapeutica, facendo il punto sui linfomi di Hodgkin - affidati al Prof. Chisesi -, sui linfomi non-Hodgkin indolenti di cui si è occupato il Prof. Semenzato e su quelli aggressivi trattati dal Prof. Cortelazzo. Le problematiche specifiche inerenti ai bambini e agli adolescenti con linfoma, l’attenzione a ridurre la tossicità a lungo termine in un soggetto in fase di crescita, i miglioramenti delle attuali terapie in pediatria sono stati i temi presentati dal Dott. Rosolen mentre il Dott. Zaja si è occupato dei problemi degli anziani nei quali la ridotta tolleranza alle terapie e la presenza di comorbidità richiedono particolare attenzione. La sessione è stata conclusa da Vittorio Stefoni che si è dedicato al tema della qualitàdi vita, durante e dopo la terapia, in termini di lavoro, tempo libero, famiglia. Ha sottolineato come la qualità della vita stia assumendo, sempre più, un significato particolare nel trattamento delle patologie ematologiche.
La terapia dei pazienti resistenti o recidivati è stato il tema affrontato da Roberto Raimondi che, parlando di autotrapianto, ha spiegato con chiarezza i rischi e i benefici connessi, a quali pazienti è destinato e quando è utile effettuarlo mentre Fabio Benedetti ha illustrato le metodiche relative all’allotrapianto.
Luca Collodel ha chiuso la terza sessione parlando dell’importanza della donazione di sangue e di cellule staminali emopoietiche mostrandone le modalità di impiego e di utilizzo.
Elisabetta Calistri ha riportato, con straordinaria umanità, la sua esperienza nell’assistenza domiciliare e ha riferito come nei pazienti assistiti a domicilio si registri un minor tasso di mortalità, un maggior grado di soddisfazione per le cure ricevute e quanto inferiori risultino, per la comunità, i costi degli interventi. Si è, quindi, preoccupata di sottolineare, ancora una volta, il ruolo fondamentale dell’AIL nella realizzazione, sul territorio nazionale, di questo servizio per i pazienti con malattie ematologiche.
E’ toccato a Teresa Pelos, al termine di una giornata così densa di argomenti e testimonianze, ringraziare nuovamente tutti i presenti per aver reso possibile la piena riuscita dell’evento ed illustrare i risultati dell’avventura dell’AIL di Treviso iniziata nel lontano 1986 nonché della sinergia con la ULSS 9 per un ospedale a misura d’uomo.
Il prossimo appuntamento è previsto per il 10 ottobre 2009 nella città di Lucca.
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