Un nuovo traguardo per la divisione di ematologia di Treviso:
Il primo trapianto di cellule Staminali Periferiche da donatore familiare


 
Dott. Pietro Maria Stefani
Reparto Ematologia
Ospedale Ca’ Foncello di Treviso

Il giorno 21.08.2007 è stato eseguito il primo trapianto di cellule staminali periferiche da donatore familiare a Treviso. È un traguardo importante che segna un ulteriore passo in avanti dell’Ematologia trevigiana verso il conseguimento dei più elevati standard assistenziali a livello nazionale.
Dal Settembre 2003 in cui venne eseguito il primo autotrapianto ad oggi, è maturata un’esperienza costruita su circa 150 trapianti e sull’assistenza fornita non solo ai pazienti trapiantati a Treviso ma anche a coloro che sono stati trapiantati in centri italiani e seguiti presso l’Ematologia di Treviso nella fase del post-trapianto, forse la più delicata di tale procedura.
A distanza di 4 mesi il bilancio che possiamo trarre da questa esperienza è sicuramente più che favorevole sia per il Paziente, che ha completamente recuperato sul piano ematologico, sia per il Reparto nella sua globalità per l’impegno profuso, la competenza e l’efficienza dimostrate nel riorganizzare la propria attività in funzione di nuove e diverse necessità assistenziali, oltre che per quanto riguarda la gestione delle complicanze.
Il significato di questo primo trapianto allogenico è quello di ampliare le possibilità terapeutiche per i pazienti con un donatore famigliare compatibile, evitando la necessità di completare il proprio programma terapeutico in una sede più lontana e soprattutto diversa da quella dove è stato iniziato.
L’impegno in termini culturali e organizzativi non si risolve ovviamente con questa prima esperienza, ma prosegue tuttora nell’impostare, consolidare e formalizzare un programma che prevede un interscambio ancora più stretto e sensibile con tutte le strutture del Presidio Ospedaliero di Treviso. Il Centro Trasfusionale, già impegnato con le raccolte di cellule staminali periferiche, è ora ancora più sollecitato nel garantire emoderivati filtrati ed irradiati in quantità inevitabilmente maggiore rispetto al passato. Il ruolo del Servizio di Microbiologia e la Radiologia nella fase di diagnosi delle complicanze infettive nei pazienti che ricevono un trapianto da donatore dovrà estendersi anche verso il riconoscimento di patogeni rari e certamente sarà lo spunto per una crescita culturale multidisciplinare, utile probabilmente anche al di fuori dei soli Reparti interessati.
Certamente l’impegno maggiore resta a carico del personale Medico ed Infermieristico dell’Ematologia chiamato all’osservanza di norme ancora più restrittive di igiene personale e ambientale, oltre che ad un’ulteriore verifica e approfondimento delle proprie conoscenze e competenze. Il trapianto allogenico è infatti un argomento per diversi aspetti molto diverso sul piano clinico e sicuramente estremamente più impegnativo sul piano della corretta interpretazione e gestione delle complicanze e delle tossicità.
Tutto ciò ovviamente ha il fine di acquisire e mantenere una competenza ed efficienza di elevato livello senza le quali l’esperienza di questi giorni rimarrebbe un dato estemporaneo e privo di reali vantaggi per la popolazione servita.
Come già ho scritto nel 2003 a proposito del primo autotrapianto, questo traguardo che per certi versi segna una sorta di “raggiungimento della maggiore età”, in realtà è l’inizio di una ulteriore fase in termini di ampliamento dell’assistenza e dei servizi offerti. Voglio qui nuovamente rammentare che il trapianto di cellule staminali fortunatamente è oggi “solo” una delle opzioni terapeutiche che i pazienti ematologici hanno a disposizione, ma non è sempre l’unica e non necessariamente la più sicura in termini di probabilità di guarigione.
Questa esperienza è, infatti, parte integrante di un programma che prevede la partecipazione attiva alla ricerca scientifica in campo ematologico: ne è la prova la partecipazione a circa una decina di studi di rilevanza nazionale cui verranno ad aggiungersi altri 5 studi nei prossimi mesi.
Non ultimo né meno importante è l’impegno a proporre e condurre progetti di ricerca originali, grazie anche all’attività di due medici specializzandi, che, nell’ambito della propria formazione post-lauream, potranno espandere le proprie conoscenze non solo sul piano clinico e contribuire alla crescita culturale della Struttura nel suo complesso. In questo senso il ruolo dell realizzando un’integrazione e collaborazione irrinunciabili con il Servizio Sanitario Nazionale e con il mondo universitario.