Di solito l’articolo sulla Campagna dell’AIL lo scrivo dopo almeno una settimana dalla chiusura della stessa, prima da brava ragioniera mancata preferisco raccogliere le ultime cifre e compilare il bilancio. Questa volta no!
Mancano ancora due settimane dall’inizio ma mi sento felice e questa, a mio parere, è un’emozione che quando nasce spontanea in noi va gridata, in giro ce n’è troppo bisogno per tenerla chiusa dentro il cuore. Felice ed entusiasta ecco come mi sento oggi e non mi sentivo così da molto tempo.
Cosa è successo, vi chiederete leggendo queste righe? Mi sono accorta che il gruppo di cui faccio parte sta lavorando e molto bene. Si sta creando quel clima di solidarietà che deve caratterizzare ogni gruppo: se c’è si va avanti nel cammino assieme, altrimenti è meglio chiudere la baracca e raccogliere i burattini, si darebbe vita ad uno spettacolo sicuramente mal riuscito andando in scena.
A chi mi chiedesse cosa è cambiato da ieri, risponderei che nel giro di qualche giorno ho ricevuto molte, troppe telefonate veramente significative per non parlarne.
La prima è quella di un signore, da poco tempo entrato a far parte del nostro gruppo (e per fortuna che è entrato perché noi di gente così abbiamo bisogno) che mi chiede il permesso di parlare all’Università degli Anziani, di cui fa parte, della nostra Associazione in modo da sensibilizzare i suoi “compagni di studio”.
Poi c’è una signora che, ricordandosi che la scrivente, con la sua piccola Punto, deve portare ai vari gruppi di Vittorio Veneto e dei Comuni limitrofi, qualche centinaio di scatoloni le propone un furgone in prestito. Un’altra si offre come autista.
Un ragazzo spiega che quest’anno l’aiuto da lui offerto sarà minore rispetto all’anno precedente e si lascia sfuggire che a causa dell’acquisto della casa deve svolgere due lavori. Conclude dicendo che comunque ci tiene ad esserci perché nell’AIL ci crede.
Marito e moglie (lui già ben noto all’Associazione per la sua generosità, lei silenziosa spalla e preziosa consigliera) offrono un gazebo nuovo. Ne avevamo proprio bisogno perché quello che avevamo cadeva letteralmente a pezzi.
Uno studente, già impegnato in mille attività, si propone per andare a dare una mano in una Parrocchia fuori Comune, dove scarseggiano i volontari.
Molte persone, per fortuna, offrono il loro sostegno non solo materiale, ma anche morale affinché chi organizza non smarrisca la bussola tra uno scatolone di cioccolata al latte e uno di fondente.
La nostra Presidente, sempre disponibile 24 ore su 24, ci richiama al senso profondo del volontariato ed ai problemi reali della vita.
Oltre a questi gesti eclatanti, tuttavia, il mio pensiero corre veloce ai momenti rubati alla vita di tutti i giorni per donarli all’Associazione e quindi penso non solo ai volontari che ne fanno parte, ma anche alle loro famiglie. Mariti, mogli e figli che nei giorni della Campagna si organizzano per lasciare ai loro cari il tempo per partecipare ad iniziative in cui credono. I loro volti non li vediamo in piazza o fuori dalle Chiese ma possiamo immaginarceli davanti ai fornelli per preparare il pranzo o impegnati in qualche altre attività. Poiché solo se c’è questo clima di fondo un volontario riesce ad impegnarsi per più anni di seguito, altrimenti è costretto ad abbandonare l’Associazione.
Sicuramente le persone che si riconosceranno in quest’articolo (le conosco bene) penseranno che potevo evitare di citarle perché loro in fin dei conti non fanno nulla di eccezionale. Credo però che ci siano due modi di vivere: fare poco parlando molto e fare molto parlando poco. Questo è un gioco di parole che nasconde in sé il significato del volontariato.
Stefania Da Re
Gruppo AIL Vittorio Veneto