7.09.2004 - 17.12.2006
100 AUTOTRAPIANTI DI CELLULE STAMINALI PERIFERICHE A TREVISO


 
Dott. Pietro Maria Stefani
Reparto Ematologia
Ca’ Foncello di Treviso

100 reinfusioni di cellule staminali autologhe raccolte e criopreservate a Treviso: un’attività clinica e trasfusionale di alta specializzazione, impensabile fino a pochi anni fa e che nell’arco di appena due anni ha raggiunto dimensioni ed esperienza non inferiori a quelle di altri e maggiori centri regionali e nazionali. In questo periodo con tale terapia sono stati trattati 67 pazienti. Di questi:
- 29 pazienti affetti da Mieloma multiplo in prima linea e 1 uno in II remissione. Di questi 24 hanno ricevuto un doppio autotrapianto.
- 28 pazienti affetti da Linfoma non Hodgkin in ricaduta o ad altissimo rischio di ricaduta di cui 3 hanno ricevuto un triplo autotrapianto e 3 un doppio autotrapianto.
- 6 pazienti affetti da Linfoma di Hodgkin in ricaduta, 1 paziente affetto da Leucemia Mieloblastica acuta, 1 paziente affetto da malattia da catene leggere ed un paziente affetto da Amiloidosi AL.
Altri 19 Pazienti sono in attesa di completare il programma di raccolta di cellule staminali periferiche e sono state programmate altre 43 reinfusioni nell’arco dei prossimi 9 mesi.
Per la grandissima maggioranza dei pazienti, questa terapia ha significato il conseguimento di una remissione non raggiunta o non sicuramente stabilizzata con le terapie precedenti; ha significato non doversi allontanare centinaia di chilometri da casa per poterne fruire riducendo quindi il disagio per sé ed i propri familiari. Per 4 pazienti purtroppo l’autotrapianto non è stato risolutivo e la malattia, in questi casi estremamente aggressiva, ha avuto rapidamente il sopravvento. Questo deve essere ricordato sempre. Il trapianto di cellule staminali autologhe o da donatore non è necessariamente la cura di ogni malattia ematologica. La chemioterapia a dosaggi sovramassimali, l’attività immunologica antitumorale delle cellule del donatore non sono sempre sufficienti, o meglio, efficienti nel curare malattie ricadute e/o chemiorefrattarie; non è assolutamente scontato che il trapianto sia la scelta migliore, la più sicura o con maggiori garanzie di riuscita. Le complicanze sia nel breve che nel lungo termine possono essere ugualmente cause di notevole sofferenza fisica e psicologica. La conoscenza della biologia di ogni singola malattia è invece la chiave scientificamente più corretta per affrontare tutte le malattie ematologiche in modo da integrare e non necessariamente sostituire le possibilità terapeutiche a disposizione. L’esempio della Leucemia Promielocitica, in questo senso, è il migliore: è una patologia per la quale i pazienti fino a pochi anni fa nella grandissima maggioranza dei casi non sopravvivevano che pochi giorni dopo la diagnosi e a cui il trapianto non poteva nemmeno essere proposto anche ammesso ci fosse un donatore famigliare compatibile. La terapia con acido retinoico (che non è assolutamente un chemioterapico) associato a Idarubicina ha cambiato drasticamente la prognosi di questi pazienti che guariscono senza alcuna necessità di trapianto. L’Imatinib nella Leucemia Mieloide Cronica ha avuto quasi lo stesso impatto ed il numero di pazienti avviati a trapianto di cellule staminali da donatore in pochi anni si è drammaticamente ridotto.
L’aspetto delle complicanze, come già accennato, è un aspetto estremamente rilevante ed è doveroso segnalare come l’incidenza di episodi infettivi registrati nel nostro Centro (nonostante un unico decesso per setticemia) sia particolarmente bassa rispetto ai dati di letteratura. Questo dato, di fondamentale importanza in questo specifico ambito dell’Ematologia, è quindi un indice attendibile dell’organizzazione del Reparto (dall’igiene personale ed ambientale fino alle procedure di somministrazione di farmaci ed emoderivati), del rapporto di collaborazione e costante interscambio di informazioni tra le varie figure professionali e non (Medici, Infermieri Professionali, Operatori Tecnici addetti all’Assistenza, Volontari AIL) che vi operano. Nonostante quotidiane, molteplici difficoltà gestionali oltre a limitazioni di mezzi e personale, è un indicatore di come sia stata possibile un’attività formativa di tale livello specialistico basata fondamentalmente sull’interesse culturale e sulla scrupolosità professionale del singolo, sostenuto da ulteriori motivazioni originate dalla pratica quotidiana.
Il volume di tale attività, come si evince dalle cifre, si attesta su circa 50 procedure all’anno costituendo quindi una quota rilevante ed impegnativa sul piano gestionale dell’attività clinica del Reparto e del Day Hospital. Questo significa garantire costantemente una programmazione rigorosa della terapia, il monitoraggio clinico della malattia nelle varie fasi di trattamento (prima, durante e a mesi di distanza dal trapianto), ma anche del rischio complicanze. Questo significa instaurare e mantenere un rapporto di collaborazione strettissimo non solo all’interno del Centro ma anche con altre strutture e servizi dell’Ospedale. Deve quindi essere sottolineato l’impegno enorme cui viene chiamato il Centro Trasfusionale sia per la raccolta delle cellule staminali periferiche sia per le necessità trasfusionali di questi pazienti. Né deve essere dimenticato il ruolo dei Colleghi della Rianimazione Centrale per l’inserimento di cateteri venosi centrali e la gestione in Terapia Intensiva delle complicanze infettive, il ruolo dei Colleghi della Radiologia nel garantire prestazioni urgenti in questi pazienti dove la tempestività della valutazione clinica e della conseguente scelta terapeutica non raramente può significare la salvezza.
Da quel 20 Giugno 2001, giorno in cui è iniziata l’attività, moltissimo è stato fatto nel creare dal nulla una competenza specialistica di questo tipo, ma molto o ancora di più resta da fare. L’afflusso sempre più numeroso di pazienti non solo dalla provincia, bacino istituzionale del nostro Centro, ma anche dalla regione impegna e richiede mezzi, spazi e personale già ai limiti nel gestire l’attività attuale. Per lo stesso motivo, nonostante la preparazione culturale ed operativa di tutto il Personale, resta ancora difficile da realizzare l’allargamento dell’attività trapiantologia anche al trapianto di cellule staminali da donatore familiare per il quale purtroppo siamo costretti ad inserire i Pazienti in liste d’attesa presso altri Centri regionali e non, con inevitabili e intuibili disagi.
L’impegno cui ci sentiamo chiamati, è giusto ricordarlo, è comunque a tutto campo e non solo nell’ambito trapiantologico. In questo senso deve essere visto l’impegno nel garantire ai Pazienti l’accesso alla radioimmunoterapia ed a terapie innovative anche nell’ambito di studi clinici controllati del GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche Maligne dell’Adulto), ad istituire l’assistenza domiciliare soprattutto per i Pazienti anziani, a migliorare il dialogo e l’integrazione culturale e clinica con i Colleghi della Medicina Generale.