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INAUGURATA A TREVISO CASA AIL “NICOLETTI-ZARA”
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L’inaugurazione della struttura (5 luglio 2006) non è avvenuta, come era prevedibile, all’interno della struttura stessa ma presso la Sala Convegni del Ca’ Foncello. Il motivo è che Casa AIL era già occupata e non è cosa delicata brindare dove qualcuno si sta confrontando con la sofferenza. E questo nel segno di quel progetto di umanità, tanto caro alla signora Pelos, per cui il rispetto verso l’ammalato deve essere in cima ad ogni pensiero per coloro che operano nella sanità. Tutto nasce 20 anni fa quando nell’ospedale di Padova assiste il figlio Benedetto in un reparto con 20 mamme e 20 bambini ed un solo servizio igienico. “Bisogna dare la dignità dovuta durante la malattia, noi ci siamo rimboccate le maniche ed ora abbiamo una struttura che ci invidia tutto il mondo.”
Umanizzare, una parola che è divenuta la parola d’ordine tra le corsie dell’Ematologia del Ca’ Foncello. Quello che fa di questo un reparto speciale, oltre all’avanzata innovazione tecnologica, è proprio lo spessore umano degli operatori: medici, infermieri, tecnici, assistenti volontarie, persone discrete e silenziose che riescono a trasformare le corsie in un ambiente familiare, dando quel calore che nessuna medicina riuscirebbe a trasmettere, persone che sembrano possedere una marcia in più in quanto a disponibilità ed attenzione verso i malati. La casa AIL di Treviso è il risultato di questa sensibilità nei confronti di chi è colpito dalla sofferenza e dei familiari. Ma anche il risultato di persone che sanno coinvolgere altre persone, di silenziosi gesti di amore, di affetti che si rinnovano, di quel filo invisibile e forte che ci lega alle persone care che ci hanno lasciato. E non a caso la struttura è intitolata a Fabio Nicoletti, il rugbista di Paese strappato dalla leucemia a soli 26 anni, e a Guido Zara. I due si erano conosciuti proprio nelle corsie dell’Ematologia, e sarà la moglie di Guido, Valeria, la responsabile della casa di Via Zalivani.
Casa AIL è sopratutto il risultato dell’impegno infaticabile di una donna incapace di fermarsi (nella Sala Convegni del Ca’ Foncello è echeggiata la parola “carro armato”) che pensa ed ha sempre pensato in grande, che per realizzare i suoi progetti non si ferma davanti a nulla e nessuno e che è diventata negli anni una spina nel fianco delle istituzioni. Quella donna che, nel prendere la parola al momento dell’inaugurazione di un’opera, come in questo caso, invece di compiacersi di quanto fatto già pungola i responsabili della sanità e della politica per avere via libera e sostegno per il prossimo progetto. Progetto che, detto per inciso, è la realizzazione del nuovo moderno laboratorio di biologia molecolare, il cui finanziamento è già stato stanziato dall’associazione grazie alla generosa donazione ricevuta dalla Ditta Marchiol SPA in memoria di Giorgio. Ed altri fondi verranno messi a disposizione dall’AIL per l’avvio a breve di un servizio di assistenza domiciliare. Quartiere Fiera, tre camere, cinque posti letto, doppi servizi, cucina e soggiorno, la struttura è facilmente raggiungibile dall’ospedale attraverso il ponte pedonale sul Sile. Ospiterà pazienti che usufruiscono del day hospital e familiari dei ricoverati al reparto dell’Ematologia, perché questi “non si sentano soli nella sofferenza”. L’AIL ha investito 200 mila euro per l’acquisto, affidando poi l’opera di ristrutturazione agli Alpini del Gruppo San Fior, che considerano ormai la signora Teresa loro “socia” a tutti gli effetti. Sono poi pervenuti contributi da vari altri enti ed associazioni, ed un particolare ringraziamento va al Sig. Lorenzon, all’Ing. Ezio Favero e all’Associazione Mogli dei Mariti Medici.
L’inaugurazione di Casa Nicoletti-Zara è stata l’occasione por ricordare i 5 anni dell’Ematologia a Treviso. Il reparto è in forte crescita, se si pensa che nel 2005 sono state effettuate nel day hospital oltre 10 mila prestazioni sanitarie. In costante aumento il numero delle degenze e sempre più numerosi sono gli arrivi da altre regioni. Il Prof. Gherlinzoni snocciola numeri e percentuali: enormi sono i successi raggiunti dalla ricerca negli ultimi anni, ma la percentuale di guarigione è ancora inferiore al 50% ed il numero dei malati è in continua crescita. La leucemia non è ancora vinta, la lotta continua.
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Rosetta, Antonella, Liana: le voci della speranza Sono passate per l’Ematologia, donne coraggiose che hanno vinto la loro battaglia con la malattia. Parlano della loro esperienza e nella sala, gremitissima di persone, il silenzio si fa abissale, perchè la loro testimonianza è toccante, a volte struggente, ma soprattutto vera. Rosetta è di Pordenone, un mieloma multiplo al terzo stadio, ma si sente circondata da un mondo pieno di umanità che le trasmette una carica di ottimismo, consentendole di vedere al di là del buio. A contatto con questa grande famiglia ha imparato a capire chi sta male, ad accettare la malattia come dono di Dio per mettersi alla prova, che è un dono di Dio la vicinanza delle persone, anche quelle che prima non conoscevi. Una esperienza dolorosa ma straordinaria che le ha fatto capire quanto è importante sapere di non essere soli. Antonella, di Caserta, il primo giorno di ospedale chiede a Gherlinzoni se deve prepararsi a morire, lui le sorride e “no! devi solo lottare”. Confessa le difficoltà nell’accettare la malattia: “Sono uscita fuori di me, ogni mattina cantavo Gocce di memoria di Giorgia”. Ha lottato, Antonella, ed ha vinto, è felicissima e si gode la sua guarigione ed il suo matrimonio. A Treviso ha trovato persone splendide, infermieri, medici, assistenti, ed una signora che gira per il reparto e tratta tutti come suoi figli… Liana viene dall’Agordino, scopre di essere completamente impreparata ad affrontare la malattia: “E’ come partire per un viaggio senza valigie, senza conoscere la meta, nessuno te la spiega. Poi scopri che l’avevi la valigia, solo che la cercavi nel posto sbagliato, perchè era dentro di te”. E mentre s’interroga sulla strana dimensione del tempo, che non passa mai o passa troppo in fretta, scopre attorno a sé un mondo che nemmeno immaginava esistesse, costituito da un esercito di persone che ti vogliono bene… e la felicità di aver fatto questa esperienza che le ha lasciato un segno indelebile nell’anima. |