UN GIORNO ATTESO PER 11 ANNI

Il taglio del nastro

Diciannove anni fa nasceva la Sezione AIL di Treviso.
Undici anni fa la sua fondatrice, Teresa Pelos, conoscendo quali erano i problemi dei malati di leucemia e dei loro familiari della nostra Provincia, scelse di indirizzare tanti sforzi dell’Associazione nella realizzazione di una struttura che permettesse di curarsi nella nostra zona senza affrontare i cosiddetti “viaggi della speranza” che comportavano disagi enormi e costi spesso insostenibili.
Questo sogno si è potuto realizzare sabato 12 febbraio 2005, quando il Ministro della Sanità Italiana Girolamo Sirchia ha tagliato il nastro dell’unità di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso.

Il prof. Gherlinzoni e il ministro Sirchia

Si è trattato di una inaugurazione puramente formale dal momento che l’unità funziona da tempo. Basti pensare che nell’anno 2004 in Ematologia si sono registrati 233 ricoveri e ben 600 sono stati gli esami eseguiti nel modernissimo laboratorio di Citogenetica.
La storia delle tappe di questa bella realtà è nota a tutti i lettori di questo opuscolo. Il ministro Sirchia si è congratulato con l’AIL per l’apporto fondamentale (un milione e mezzo di euro il contributo dell’Associazione) nella realizzazione di un reparto che rappresenta quanto di più avanzato si possa immaginare nella cura delle leucemie.
La signora Pelos ha ribadito che l’impegno dell’Associazione non si ferma qui. L’AIL, infatti, continuerà a sostenere il reparto a livello economico, garantendo le forniture di strumentazioni ad alta tecnologia e facendosi carico della formazione e finanziamento di parte del personale medico-infermieristico. Non va poi trascurata la presenza dei nostri volontari nel reparto, e l’impegno e l’attenzione, che da sempre muovono le persone che operano a fianco della signora Pelos, nei confronti dei problemi dei malati e dei loro familiari.

L'assessore Gava, il ministro Sirchia e la signora Pelos

Tra le tante, questa è una della pagine più belle della storia dell’AIL Treviso.
Questo traguardo è il risultato dell’impegno di una miriade di persone umili e silenziose che trovano grande gratificazione in piccoli gesti di sensibilità, scoprendo che il dono della gratuità è un valore importante.
Come ha sottolineato il prof. Franco Mandelli, presidente nazionale AIL, questo è anche il risultato dell’incommensurabile caparbietà di una piccola donna che non si tira indietro davanti a nulla e nessuno, ed il cui nome è scritto a caratteri invisibili, ma cubitali, nelle mura del reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso, da lei così fortemente voluto

 

UNA GIORNATA COME TANTE

Ci teneva a questa cerimonia la nostra presidente. Ci teneva perché era la realizzazione di un sogno lungo 11 anni, un sogno voluto con tutte le sue forze. Ci teneva per i tanti volontari e collaboratori che si alternano quotidianamente al suo fianco e per onorare la memoria di tanti amici che non ci sono più. Ci teneva così tanto che per il taglio del nastro aveva invitato il Presidente della Repubblica. E c’era riuscita, forte della sua amicizia con la signora Franca, conosciuta in occasione della cerimonia, due anni fa, del conferimento della medaglia d’oro alla Sanità in Quirinale. Si era allora messo in moto l’apparato della sicurezza e la cosa era quasi fatta, poi la guerra in Iraq aveva bloccato tutto.
Ma a qualcuno non è sfuggito che all’inaugurazione lei non era presente. Era successo che nel tragitto tra la sala riunioni del Ca’ Foncello, dove si era tenuto un breve convegno, ed il reparto da inaugurare, la signora Teresa era stata fermata da alcuni amici, chi per un saluto, chi per un abbraccio, chi per un consiglio. Ed al taglio del nastro lei non era arrivata in tempo…

Così il 12 febbraio è stato per lei un giorno come tanti altri, e già il pomeriggio era impegnata nel suo ufficio negli ultimi preparativi dell’assemblea annuale del giorno dopo.
Lì il telefono squilla ad ogni ora. Sono medici, volontari, collaboratori, ma più spesso malati che chiedono un consiglio od un intervento presso le strutture, familiari che cercano un aiuto.
C’è poi lo smarrimento di chi si trova improvvisamente a confrontarsi per la prima volta con una malattia di cui fino al giorno prima poteva ignorare perfino il nome e l’esistenza. E a quel telefono trova una voce dolce che dà tranquillità e speranza, una voce che diventa il primo sostegno.
“SEDE OPERATIVA DELL’AIL TREVISO” sta scritto sul pilastro al civico 37 di via Zoppè a San Fior di Sotto. Ma vi potremmo anche scrivere “CASA DELLA SPERANZA”. Suoni il campanello e parte improvviso l’abbaiare di tre bastardini. Due, Bessica e Corinna, ti vengono incontro curiosi ma subito arretrano verso la loro padrona quando questa dà loro una voce. Scodinzolano freneticamente, fanno a gara per farle festa e per farsi accarezzare. Birba, il terzo, continua invece ad abbaiare nervosamente a distanza, lui non può partecipare alla festa. Fino a quando non perderà il vizio di mordere, non potrà superare una barriera, invisibile ma ben precisa. Così gli ha imposto la sua padrona.

fdm

 

Il reparto di Ematologia di Treviso è dedicato al prof. Giuseppe Perona, recentemente scomparso, che più di tutti ha avuto fiducia nella realizzazione del progetto, sostenendolo moralmente.