L’avvio dell’Unità Operativa di Ematologia presso l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha fatto afferire un notevole numero di pazienti che fino a qualche tempo fa dovevano rivolgersi ad altre strutture ospedaliere. Questo ha comportato il coinvolgimento di parecchi reparti, sia clinici che di indagini laboratoristiche. Tra questi ultimi il Laboratorio di Citofluorimetria, situato presso il Servizio di Immunoematologia e Trasfusionale, ha iniziato un’attività routinaria per la caratterizzazione delle emopatie maligne.
Il numero di analisi effettuate complessivamente presso il Laboratorio di Citofluorimetria, è passato da 2641 nel 1999 a 4267 a fine 2004 con un incremento, in particolare, di richieste di sottopolazioni linfocitarie (Multitest), da 1313 a 2098 (v. grafico).
Tale aumento ha riguardato soprattutto gli ultimi due anni ed è legato, in gran parte, alla maggior quantità di richieste inviateci dal Reparto di Ematologia. Infatti, se nel 2002 i pazienti ematologici costituivano circa ¼ dei pazienti interni totali, nel 2003 erano 1/3 e nel 2004 la metà.


Analogamente si può dire per gli “approfondimenti leucemie” ovvero specifiche combinazioni anticorpali (pannelli) mirati a quantificare l’eventuale presenza di una popolazione aberrante (ad esempio una popolazione di cellule blastiche nelle leucemie acute) o di una popolazione clonale a livello delle catene leggere, nelle leucemie linfatiche croniche.
In questi ultimi anni i pannelli ematologici, che nel 2003 erano circa 1/3 del totale, sono attualmente la metà.


Dal marzo 2002, anno in cui è stato avviato il mio incarico di collaborazione con l’U.O. di Ematologia, le patologie emato-oncologiche alle quali è stata rivolta l’indagine citofluorimetrica sono state soprattutto leucemie acute linfoblastiche e mieloblastiche e malattie linfoproliferative, in particolare leucemie linfatiche croniche a cellule B (B-CLL) e linfomi (neoplasie dei linfociti B e T). Complessivamente sono stati valutati, anche in corso di follow up, 107 pazienti con leucemie acute e 240 con B-CLL.
Per quanto riguarda l’anno 2004, i casi di Leucemia Acuta, ciascuno dei quali è stato discusso con l’ Ematologo, sono stati complessivamente 70; per 39 di questi si è trattato della prima determinazione, mentre 22 sono attualmente in corso di follow up per lo studio della Malattia Minima Residua. Per la caratterizzazione immunofenotipica e per l’attribuzione della linea di appartenenza (linfoide – mieloide) della popolazione cellulare aberrante sono stati allestiti appropriati pannelli anticorpali a quattro fluorescenze, seguendo le raccomandazioni del GIC (Gruppo Italiano di Citometria) e i più recenti dati riportati in letteratura. Il Laboratorio di Citofluorimetria ha in programma di passare, nei prossimi mesi, ad un sistema analitico a sei fluorescenze che permetterà un ulteriore avanzamento diagnostico.
Per quanto riguarda lo studio delle malattie linfoproliferative, sono stati studiati 218 casi tra linfomi (136) e leucemie linfatiche croniche a cellule B (82 - v. grafico). Per questi ultimi lo studio dell’assetto linfocitario è stato affiancato all’analisi di altri marker immunologici specifici indispensabili alla caratterizzazione immunofenotipica delle cellule B mature. In particolare, la dimostrazione della restrizione per una catena leggera delle immunoglobuline viene operativamente considerata prova di clonalità. E’ stato inoltre condotto (2002 – 2003) uno studio su 26 pazienti affetti da B-CLL all’esordio: parallelamente alla valutazione clinica ematologica è stato allestito un test (CBA – BD Pharmingen – San Diego USA) che ha permesso di quantificare la produzione di citochine (sei citochine contemporaneamente) da parte dei linfociti.
Questo pool di pazienti, seguiti sistematicamente dall’ U.O. di Ematologia, necessiterà nei prossimi mesi di ulteriori studi di follow up relativi alla Malattia Minima Residua e all’avanzare del
processo morboso.

Un altro ambito interessante nel quale trova impiego la citofluorimetria è quello del monitoraggio delle celleule CD34 (progenitori ematopoietici) in pazienti ematologici candidati a trapianto autologo dopo raccolta di cellule staminali da sangue periferico. In passato l’unica fonte di cellule staminali era costituita dal midollo osseo e tuttora il trapianto di midollo osseo allogenico rappresenta il trattamento di scelta di numerose malattie neoplastiche, ematologiche e non. La scoperta e il successivo utilizzo del fattore di crescita granulocitario hanno consentito di ottenere cellule staminali anche dal sangue periferico tramite una o più sedute di leucaferesi. La metodica utilizzata nel Laboratorio di Citofluorimetria (Ishage), approvata in ambito europeo, si basa sull’impiego di specifici anticorpi (CD45, CD34) e di un colorante vitale (7 –actinomicina D) e permette di quantificare il numero esatto di cellule CD34/mmc dopo mobilizzazione, ovvero dopo somministrazione di fattori di crescita a dosi intermedio-alte.
Dal 2002 ci sono state inviate 23 mobilizzazioni, delle quali 14 riguardano l’anno in corso. Le malattie ematologiche per le quali è stato adottato questo procedimento sono, per la maggior parte, mieloma multiplo e linfoma - non- Hodgkin.
Sono stati inoltre eseguiti degli studi preliminari per verificare l’espressione dell’antigene CD133 sulle cellule staminali immature. Questo marker suscita un grosso interesse in quanto, a differenza dell’antigene CD34, non è espresso sui progenitori tardivi (cellule pre-B). Il suo utilizzo permetterebbe di caratterizzare il comparto staminale in maniera più approfondita ed eventualmente di estendere l’analisi a linee di cellule staminali embrionali, di cellule staminali adulte, di cellule CD34-. Sarebbe quindi possibile seguire i processi di proliferazione e maturazione dei progenitori ematopoietici, l’espansione di cellule staminali, le malattie ematologiche.
Dott.ssa Katya Boito
Dr. Maurizio Mordacchini
Dr. Filippo Gherlinzoni