IL PRIMO AUTOTRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI PERIFERICHE A TREVISO:
L’EMATOLOGIA TREVIGIANA CRESE.

 

Treviso 2-7 Settembre 2004: un Paziente viene trattato con chemioterapia ad alte dosi e viene reinfuso con cellule staminali emopoietiche periferiche precedentemente criopreservate.

Nell’attesa di essere completamente operativi, finora avevamo avviato i Pazienti ad altri Centri in modo da offrire comunque il trattamento ottimale nel modo più tempestivo possibile. Purtroppo il numero di Pazienti da affidare ad altre strutture è divenuto tale da esaurire ogni disponibilità (per quanto amichevole) da parte dei Centri Ematologici vicini. Tale necessità probabilmente ha consentito di superare anche l’ultime riserve e di risolvere gli ultimi problemi organizzativi; e quindi, nonostante un’attività di ricovero ancora limitata da carenze di Personale Medico ed Infermieristico, si è deciso di iniziare ugualmente l’attività trapiantologica.

La prima reinfusione di cellule staminali periferiche è stata effettuata il giorno 7.09.2004.

E’ un giorno importante per l’Unità Operativa di Ematologia dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, ma più ancora per la popolazione della provincia e non solo: di fatto significa per i Pazienti la possibilità di eseguire anche le procedure terapeutiche più complesse e di maggior impatto psicologico vicino a casa, senza la necessità di trovare alloggio per sé ed i famigliari spesso per periodi prolungati, senza doversi affidare ad un secondo Centro per completare l’iter terapeutico ed i controlli successivi, senza dovere entrare in liste di attesa per la raccolta ed il trapianto con l’ansia della ricaduta.

E’ anche un momento di crescita per tutto il Personale Medico, Infermieristico e di Supporto nel senso che non è immediato né semplice trasferire competenze e adattare consuetudini maturate da ciascuno ed in sedi differenti, nelle disponibilità di personale e attrezzature di una struttura ospedaliera complessa e plurispecialistica come quella di Treviso.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile, sicuramente non nel brevissimo lasso di tempo intercorso dall’inizio dell’attività dell’Unità Operativa di Ematologia (20.06.2001), senza il fondamentale supporto che l’AIL ha donato in termini di mezzi e, non ultimo, di persone che quotidianamente collaborano in modo essenziale e fondamentale con tutto il Personale dell’Unità Operativa di Ematologia. Questo primo trapianto vorrei quindi che venisse inteso come una prima dimostrazione tangibile ai Pazienti, alla sezione AIL di Treviso e a tutti i suoi sostenitori dell’impegno che quotidianamente viene profuso nell’offrire la migliore assistenza specialistica possibile.

Il prossimo adeguamento del Personale Medico ed Infermieristico e l’istituzione dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia, ancora una volta sostenuti dalla sezione AIL di Treviso, sono la testimonianza che tale impegno è stato riconosciuto anche in sede regionale e l’inizio dell’attività trapiantologica è un ulteriore conferma a tale riconoscimento.

Il primo trapianto di cellule staminali autologhe è comunque “solo” una tappa nell’ambito di un programma assistenziale che sarà compiuto solo quando sarà possibile offrire a chi ne avesse necessità anche il trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatore famigliare o da registro.

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, per quanto sia una procedura complessa ed impegnativa sotto ogni punto di vista, resta comunque uno dei molteplici obiettivi che come Ematologia siamo chiamati a raggiungere: è essenziale che l’esperienza assistenziale che Treviso sta’ maturando (come quella di ogni Ematologia ospedaliera o universitaria), contribuisca alla crescita scientifica attraverso la partecipazione attiva in gruppi di studio e associazioni scientifiche. Verrà richiesta entro fine anno infatti l’iscrizione al GITMO (Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo) e tra uno o due anni l’accreditamento all’EBMT (European Group for Blood and Bone Marrow Transplantation).

Il mio auspicio è comunque che il contributo scientifico di Treviso non sia solo in senso trapiantologico ma anche nell’ambito di quelle terapie “intelligenti”, biologicamente mirate, che mi auguro rappresentino l’unico vero futuro per i pazienti ematologici.

Dr. P.M. Stefani
Ematologia di Treviso