RELAZIONE DELLE ATTIVITÀ SVOLTE DALLA DOTT.SSA ENZA GALANTE, PSICOLOGA, NELL’AMBITO DEL PROGETTO:

“CONSULENZE PSICOLOGICHE A BAMBINI E ADOLESCENTI TRATTATI CON RADIOTERAPIA”

 

Nel periodo tra il I° agosto 1999 e il 31 luglio 2000 ho avuto la possibilità di svolgere in qualità di psicologa le attività previste dal progetto “Consulenze psicologiche a bambini e adolescenti trattati con radioterapia cerebrale” svoltosi nell’Unità Operativa di Radioterapia dei C.R.0. - Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN). Il progetto è stato finanziato da una borsa di studio AIL che prevedeva una presenza media in reparto, di ca. quattro ore giornaliere per cinque giorni alla settimana. L’obiettivo dell’intervento psicologico nel bambino malato è stato quello di favorire un approccio al paziente che tenesse conto non solo della cura fisica ma dell’intera Persona, nella sua componente emotiva, relazionale e intellettiva. Un modello di cura di questo genere si inserisce d’altra parte in un contesto culturale più ampio, in cui l’attenzione per la Qualità di Vita di chi è ammalato si fa sempre più accentuata, come viene anche testimoniato nella Carta dei Diritti del Bambino in Ospedale (Leida, 1988).

Tenendo conto di queste premesse, il mio intervento si è inserito a stretto contatto con l’intera èquipe curante, nella convinzione che tutto il gruppo potesse avere un ruolo fondamentale in tutti i momenti di permanenza in Ospedale del giovane paziente e della sua famiglia. In questo senso la mia presenza non è stata intesa come il “tecnico” che interviene in caso di emergenza quando un paziente crea problemi che infermieri, medici o chi altro non riescono a risolvere, ma come figura con specifiche competenze atte a prendersi cura della Persona in un contesto dove l’intera èquipe persegue lo stesso obiettivo.

Nel corso di quest’anno sono stati da me seguiti ca. 40 pazienti. Il tempo medio di permanenza per i pazienti sottoposti a radioterapia cerebrale è di sei settimane. Per i pazienti trattati anche con chemioterapia la permanenza in ospedale può durare anche più di qualche mese. Le patologie più frequentemente trattate nell’Unità di Radioterapia sono i tumori cerebrali seguite dai sarcomi, linfomi, tumori di Wilms, neoplasie del distretto ORL e leucemie. La provenienza dei pazienti è distribuita in modo proporzionato tra le aree geografiche del Sud Italia e quelle della nostra Regione e zone limitrofe.

Per i tempi di degenza sopra menzionati così lunghi è facilmente comprensibile quanto possa essere importante cercare di aiutare il paziente e la sua famiglia a mantenersi ancorati il più possibile a un senso di normalità della vita. La parte più importante dei mio lavoro si è svolta a fianco del bambino o adolescente e della sua famiglia, considerando ovviamente di volta in volta i bisogni che emergevano e che mi venivano posti. Gli interventi “principi” per relazionarsi con i bambini sono stati sicuramente il gioco e il disegno, considerati non tanto come momenti di distrazione, ma piuttosto con una valenza terapeutica, per prendersi cura di tutti quei disturbi conseguenti a una malattia come il tumore. L’allontanamento dal proprio ambiente e l’avvenuta estraneità alle normali attività quotidiane è evidente che provocano infatti una serie di reazioni, per altro comuni anche agli adulti, come ansia, depressione, aggressività che possono trovare una via d’uscita proprio in attività come il gioco e il disegno. Il momento del colloquio psicologico si è rivelato estremamente utile soprattutto per i familiari e per i pazienti, quando l’età lo consentiva, come spazio di sfogo e contenimento delle angosce legate al vissuto della malattia. L’esigenza della persona di parlare con lo psicologo è sorta, nella maggior parte dei casi, vivendo la mia presenza in modo quotidiano tra le stanze o gli ambulatori del reparto. Per tale motivo è difficile fare una stima esatta di quanti colloqui ho svolto durante l’anno di attività anche se approssimativamente il numero si può aggirare attorno ai 140 colloqui.

Nel caso di bambini trattati con radioterapia al Sistema Nervoso Centrale si è proceduto, oltre agli interventi suddetti, anche a una valutazione delle capacità cognitive prima e dopo il trattamento radiante, per verificare se il declino che spesso si osserva in questo tipo di pazienti in particolare nelle abilità mnestiche possa essere imputabile agli effetti della radioterapia stessa. Per il momento non sono disponibili dati a riguardo per la caratteristica di questa analisi che prevede una valutazione a lungo termine.

Altri interventi, non meno importanti, ma la cui presenza da parte mia è stata indiretta, sono stati quelli di organizzare e coordinare le attività didattiche e di animazione.

Tra questi interventi si è inserito l’organizzazione della “Scuola in Ospedale”, di cui recentemente c’è stata la prima esperienza in reparto grazie alla presenza di insegnanti professioniste volontarie. Il principale obiettivo della “Scuola in Ospedale” è stato quello di mantenere il più possibile inalterato il senso di normalità di vita, inevitabilmente stravolto dalla presenza quotidiana della malattia. In seconda battuta vi è stato il tentativo di accompagnare il bambino nel suo percorso d’apprendimento assicurando una continuità al suo processo educativo. In questo senso è stato importante allacciare dei rapporti con la scuola di appartenenza del bambino per rendere più facile poi il suo possibile reinserimento al termine delle cure.

Sono stati favoriti anche i momenti di animazione, gioco e attività ricreative che il paziente è stato invitato a svolgere insieme al Gruppo Animatori Sociali dell’Istituto.

Al termine di quest’anno trascorso svolgendo le attività inerenti il progetto da voi finanziato, penso ancor di più che sia fondamentale prendersi cura della persona nella sua totalità, quindi sia dal punto di vista medico che psicologico, e penso che ciò sia sempre possibile anche quando la malattia non è più guaribile. “Curare” la persona rimane un nobile obiettivo quanto il “guarire” proprio perché lascia alla persona, bambino o adolescente e relativi familiari, la dignità di vivere la propria vita anche nel caso di una malattia incurabile.

Dott.ssa Enza Galante