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TRATTAMENTO CON GM-CSF DI ULCERE DEL CAVO ORALE IN PAZIENTI GRANULOCITOPENICI, AFFETTI DA EMOPATIE MALIGNE. MEDICO BORSISTA: DOTT.SSA G. L. ZAMBIANCO Lavoro dedicato a Nogarol Flavio deceduto a 23 anni di leucemia |
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Le ulcere del cavo orale, dette anche afte (dal greco apto “bruciare”) sono lesioni che interessano la mucosa non cheratinizzata del cavo orale, della lingua e del faringe. Possono presentarsi singole o multiple, tondeggianti od ovalari, a limiti netti, con fondo biancastro o bianco-giallastro, circondate da un alone iperemico. Le dimensioni delle lesioni variano da 1 mm a 2 cm. La manifestazione clinica può durare da alcuni giorni a diversi mesi. L’eziologia rimane a tutt’oggi non ben definita. Sono stati recentemente indicati come causa o condizione scatenante fattori quali le carenze nutrizionali (iposideremia, deficit di acido folico e/o vitamina B12), i traumi della mucosa, le patologia gastro-intestinali da malassorbimento (morbo di Crohn, retto-colite ulcerosa, linfomi, resezioni gastro-intestinali, etc.), una predisposizione genetica (HLA-correlata), gli stress emotivi e/o fisici, certe condizioni ormonali. Diverse sono le classificazioni proposte tra le quali spicca per semplicità e chiarezza quella di Godeau pubblicata in una rivista di odonto-stomatologia del 1984. Questa suddivide tali lesioni in: a) Aftosi propriamente dette b) Lesioni aftoidi Le Aftosi propriamente dette sono caratterizzate dalla impossibilità di identificare la noxa patogena specifica mentre le lesioni aftoidi comprendono le afte legate ad una causa ben precisa: in corso di emopatie, durante il periodo della gravidanza, nel periodo premestruale, in relazione a vari disturbi gastrointestinali. Nei soggetti immunocompromessi neutropenici, affetti da emopatia maligna, l’aftosi orale si manifesta spesso ed è una patologia caratterizzata da una sintomatologia estremamente dolorosa e ricorrente che può influenzare la qualità della vita. E’ difficile immaginare come ci si senta con una grave ulcerazione nel cavo orale, dato che anche una sola pur piccola lesione può causare disturbi per parecchi giorni, compromettere la capacità di mangiare, di bere, di parlare, di esprimere la propria sessualità e determinare ritardi dei trattamenti chemioterapici previsti. Tradizionalmente la terapia delle afte orali si basa prevalentemente sull'uso di farmaci quali i corticosteroidi, gli antidolorifici, gli anestetici locali, gli antivirali, gli antibatterici, i complessi polivitaminici somministrati per via sistemica e/o topica con alterna efficacia. Negli ultimi anni sono stati gradualmente introdotti nella pratica clinica i cosiddetti Fattori di Crescita Emopoietici tra i quali il GM-CSF (Fattore Stimolante le Colonie di Granulociti e Macrofagi). Si tratta di una glicoproteina prodotta dai Linfociti T, dai fibroblasti e dalle cellule endoteliali del midollo osseo. In laboratorio è disponibile in forma glicosilata sintetizzata da lieviti ed in forma non-glicosilata sintetizzata da batteri (E. Coli). Il GM-CSF possiede diverse proprietà: stimola la proliferazione e la funzione dei granulociti, la migrazione e la maturazione in macrofagi dei monociti, stimola la proliferazione delle cellule dendritiche, dei cheratinociti e delle cellule endoteliali; inoltre aumenta la sintesi di collagene. Tali caratteristiche determinano una azione riparativa e immunostimolante sui tessuti. Per questo il fattore di crescita è già stato utilizzato in precedenza nel trattamento di stomatiti aftose di pazienti chemio- e/o radio-trattati, in forma topica, come sciacqui orali. Si è pertanto voluto verificare se il GM-CSF può essere utilizzato in questa terapia con modalità di somministrazione intralesionale. Sono state trattate 10 afte orali presenti in 7 pazienti (4 maschi, 3 femmine di età compresa tra i 65-78 anni) affetti da lesioni non responsive alla terapia tradizionale. I soggetti in esame presentavano una neutropenia cronica in corso di emopatie maligne: Leucemia Mieloide Acuta M2 in 1 paziente, Anemia refrattaria con eccesso di blasti in 4 pazienti, Linfoma di Hodgkin in 2 pazienti. 5 soggetti presentavano una lesione singola; 1 soggetto aveva una lesione singola recidivata due volte; 1 soggetto presentava tre lesioni contemporaneamente. Il diametro delle lesioni era inferiore-uguale a 5 mm in 4 casi e superiore in 3 casi. Tutti i pazienti presentavano una neutropenia severa all’atto della somministrazione che persisteva in tutti i casi dopo la guarigione delle lesioni. I pazienti con AML e NHL erano inoltre in terapia continuativa con Prednisone 25 mg/die da almeno due settimane (media 20 giorni). Il GM-CSF veniva somministrato al dosaggio di 75 mcg con infiltrazioni multiple intralesionali. Tale somministrazione non è stata preceduta da anestesia loco-regionale tronculare se non in 2 casi data la sede linguale della lesione. La guarigione per tutte le lesioni trattate avveniva mediamente in 4-5 giorni (range 2-8). Il miglioramento della lesione si accompagnava alla scomparsa del dolore ed alla rapida ripresa dell’alimentazione già prima della completa guarigione. Non si sono osservati effetti collaterali legati alla somministrazione del farmaco. Il follow-up è stato interrotto in due casi per decesso dei pazienti correlato alla emopatia maligna, dopo 3 mesi in un caso e dopo 40 giorni in un altro. In questo periodo non vi è stata documentazione di recidive. Gli altri 5 pazienti hanno un follow-up negativo a 3 mesi (range 2-5 mesi). I risultati ottenuti dimostrano l’efficacia e la rapidità di questa terapia che tra l’altro è di facile esecuzione, di buona compliance e ben tollerata. In persone già provate nel fisico e nella psiche questo tipo di trattamento offre una possibilità concreta per migliorare la loro qualità di vita. Ospedale De Gironcoli.
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