LA DONAZIONE DI MIDOLLO OSSEO
 

Il midollo osseo, cioè quel materiale di colore roseo e di consistenza molle e un po' untuosa che riempie in parte le cavità delle ossa comprese le cellette delle ossa spugnose, è la matrice che produce quasi tutte le cellule del sangue. Esso è infatti formato da migliaia di miliardi di cellule particolari che sono le progenitrici dei globuli rossi (eritrociti), della maggiore parte dei vari tipi di globuli bianchi (o leucociti) e delle piastrine. Alcune di queste cellule progenitrici, che sono dette cellule staminali, hanno la capacità di riprodursi rapidamente e altrettanto rapidamente di rigenerare tutte le altre. Queste quantità, come vedremo, sono di capitale importanza per il trapianto di midollo.

La buona salute del midollo è essenziale per la vita, perchè i globuli rossi trasportano in tutto il corpo l’ossigeno, i globuli bianchi ci proteggono dalle infezioni distruggendo i batteri ed i virus e le piastrine prevengono le emorragie dei piccoli vasi sanguigni formando dei trombi che chiudono ogni lesione delle loro pareti. Molte delle malattie del sangue sono in realtà malattie del midollo osseo, perchè è nel midollo che vengono prodotte le cellule del sangue. Il caso più tipico è rappresentato dalle leucemie, nelle quali una singola cellula midollare si è trasformata in una cellula maligna di vario tipo (le diverse leucemie) ed ha riempito il midollo osseo con la sua discendenza, togliendo spazio alla matrice normale.

Oggi, come è noto, numerosi tipi di leucemia possono essere non di rado definitivamente sconfitti da particolari terapie capaci di distruggere tutte le cellule leucemiche. Quando questo non è possibile, una buona strategia alternativa per la guarigione consiste nel distruggere con farmaci e con radiazioni ionizzanti il midollo leucemico e nel sostituirlo con un po' di midollo sano prelevato da un donatore. Questa strategia è resa possibile dalla già citata capacità delle cellule staminali di ricostruire rapidamente tutta la matrice midollare del ricevente e anche di riparare la piccola perdita subita dal donatore. Esiste però un grave ostacolo che fino ad ora ha fortemente limitato le occasioni di trapianto e che ancora in parte le limita: la reazione distruttiva che le cellule di un individuo esercitano verso quelle di un altro individuo diverso; infatti le cellule del sangue portano sulla loro superficie dei segnali di riconoscimento trasmessi ereditariamente che sono all’incirca altrettanto specifici delle impronte digitali (sistema HLA-DR). Questi segnali di riconoscimento vengono reciprocamente e continuamente ispezionati dalle cellule del sangue, le quali si comportano in modo simile ai nostri cagnolini che si annusano reciprocamente per rifiutare gli estranei.

Ma le cellule del sangue si comportano come cani feroci e gli estranei vengono uccisi senza pietà, e con essi il paziente. Continuando col paragone bisogna dunque dare al paziente una matrice midollare abbastanza simile alla sua per poter essere alla fine accettata senza troppi morsi o danni; è cioè necessario che i segnali (ereditari) di riconoscimento delle cellule appartenenti alla matrice midollare trapiantata siano identici, o quasi, a quelli delle cellule del paziente che riceve il trapianto. Per motivi genetici ciò si verifica in media in un quarto dei fratelli.

Infatti, ciascuno di noi eredita causalmente una metà dei segnali materni e una metà di quelli paterni per ricombinare nelle proprie cellule una nuova unità intera casuale e parzialmente diversa da quella materna e da quella paterna. Poiché le possibili ricombinazioni sono quattro, ciascuna con la stessa probabilità, ciascun fratello ha una probabilità su quattro di avere segnali di riconoscimento identici a quelli di un altro fratello. Sfortunatamente non tutti hanno dei fratelli (o sorelle), e anche coloro che ne hanno non sempre li hanno compatibili, cioè coi medesimi segnali di riconoscimento.

Ciò costituiva fino a non molti anni fa una difficoltà insormontabile, perchè gli individui compatibili al di fuori dei fratelli sono molto rari, circa uno ogni centomila persone o meno, e naturalmente non è possibile cercarli ogni volta con indagini lente e costose. Oggigiorno esiste però una concreta possibilità di ricerca, frutto dell’azione generosa di Istituzioni private sorte indipendentemente nelle varie nazioni occidentali e che ora si sono collegate tra loro in una rete informativa e operativa. Si tratta della creazione dei Registri nazionali di donatori volontari, nei quali sono riportati il nome, l’indirizzo e le caratteristiche del sistema di riconoscimento cellulare di ciascun possibile donatore, di modo che in caso di bisogno si possa andare alla ricerca del donatore adatto. Il primo di questi registri è stato fondato in Inghilterra vent’anni fa dalla Fondazione Nolan; oggi il registro più fornito è quello statunitense con quasi due milioni di iscritti.

Seguono in Europa quelli Inglese con 250.000 iscritti, quello francese con 80.000 iscritti e quello tedesco con 205.700 iscritti. In Italia la raccolta di donatori volontari è iniziata solo nel 1989 per iniziativa dell’ADMO di cui esiste una sezione provinciale anche a Treviso, e con il contributo delle associazioni dei donatori di sangue. In pochi anni il registro nazionale ha raccolto 75.000 nomi di cui 12.000 nel solo Veneto. Si è venuta creando per merito dei Servizi Trasfusionali degli ospedali una rete di centri provinciali di tipizzazione all’interno dei servizi medesimi, alla quale possono rivolgersi i volontari per dare la loro adesione ed una provetta di sangue su cui fare la “tipizzazione”, cioè l’inventario dei segnali specifici di riconoscimento di ciascun donatore; i dati vengono poi trasmessi al centro di coordinamento regionale presso il Servizio Trasfusionale dell’azienda ospedaliera di Verona e, da questa, al Registro nazionale di Genova.

Quando un malato ha bisogno di un donatore di midollo osseo che non sia un fratello, i medici che lo hanno in cura si rivolgono al Registro nazionale il quale esamina i propri dati e, se è necessario, quello dei registri stranieri per cercare se vi è un volontario compatibile. In caso positivo, presi i necessari accordi, il volontario si reca in un reparto di Ematologia abilitato e si sottopone all’espianto di midollo osseo che viene immediatamente recapitato al paziente per il trapianto. In tal modo, i pazienti italiani possono giovarsi dei donatori nazionali e anche se necessario di quelli stranieri. Per esempio la divisione di Ematologia di Verona, che espianta i donatori del Veneto, ha già prelevato e inviato a destinazione per lo più all’estero, il midollo osseo di quattordici donatori.

Prof. Giuseppe Perona