IL PIANO-BAR
 

Domenica 21 agosto. Dopo cena come tutte le sere è il momento del piano-bar. Ci siamo tutti riuniti nell'ampio terrazzo dove, dopo accurati e laboriosi preparativi, è stata allestita l'orchestra.
La grande orchestra consiste in realtà nella chitarra del maestro Cardìa (alias "maestro Pregadio", come l'ha battezzato il funambolico conduttore ed animatore della serata Alessandro Stocco) e nella pianola dai mille bottoni, ove si esibisce, con insuperabile maestria, il figlio Fabio.
Autentico figlio d'arte, Fabio ha ereditato dal padre anche il disprezzo per gli spartiti e con consumata professionalità, strappa alla tastiera ora un valzer melodico, ora una samba indiavolata, ora una strepitosa lambada, affidandosi unicamente alla sua incredibile capacità di memoria, orecchiabilità ed improvvisazione.
A ruota libera brani degli 8-8-3, di Bennato, di Morandi, con un "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte", che dopo tanti anni continua a tenere banco e sembra accontentare i gusti di piccoli e grandi, oltre che fornire l'occasione per apprezzare le pregevoli ed insospettabili doti canore della signora Teresa.
Si alternano al microfono i vari solisti, il Duo Fasano (Jessica e Desirè) il Trio Lescano (Jessica, Desirè + Elisa) i Quattro+Quattro di Nora Orlandi (Jessica, Desirè, Elisa +Micael).
Poi, per accontentare i nostalgici, a grande richiesta, in prima assoluta stagionale per Lamosano, Alessandro Stocco si esibisce in una patetica strappalacrime "Romagna mia", versione rivista, corretta e adattata in funzione di una presenza "di spessore" che ha animato tutti i turni: la cara Albertina.
Questa sera Albertina non sembra in gran forma e non vuole replicare, nonostante la corale richiesta, il tango di ieri sera, terminato con un impegnativo quanto inaspettato e strepitoso caschè, che ha mandato letteralmente in visibilio la stupefatta platea.
Gli inquilini della casa di fronte vengono inevitabilmente coinvolti nello spettacolo, ballano e applaudono alla fine di ogni brano.
C'è ora una interruzione per i saluti a Elvis, che, dopo una settimana di volontariato, ritorna al suo paese. Baci e abbracci, e qualche lacrima. Una mamma consola la bambina disperata per il distacco, una lacrimona sbuca sotto gli occhiali della pur temprata e compassata Albertina...
Evidentemente Elvis ha lasciato il segno.
Ma qui tutto sembra lasciare il segno. Ora, ad esempio, lasciano il segno le struggenti note di "Firenze sogna": nel momento in cui le strappa alle corde della chitarra, il maestro Cardìa, musico sapiente, sembra trasformarsi in accorato poeta.
Quassù non c'è "l'Arno d'argento" ma il firmamento sembra riflettersi nella chiesetta di San Martino che, magicamente illuminata, pare sospesa nel buio, mentre le note vanno diritte al cuore.
La luna questa notte sembra una lampada lasciata accesa da un padrone che non bada a spese, tanto risplende a bearsi di questo stupendo quadro di umanità. Vorrebbe quasi rallentare la sua corsa, per godersi anche lei lo spettacolo di "riccioli d'oro", la graziosissima bambina che balla da sola nella pista.
Ma si è fatto tardi, le interpretazioni fornite dai vari cantanti non sono più all'altezza di un piano-bar che si rispetti e Fabio comincia a scuotere la testa: è il segnale che é giunta l'ora di chiudere. "Riccioli d'oro" non vuole saperne di smettere. La mamma la prende tra le braccia e la soffoca di baci.

F.