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L'IMPORTANZA DEL RAPPORTO FRA EMATOLOGO E MALATO |
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La componente psicologica, nel rapporto fra malato e chi lo cura, ha assunto in questi ultimi anni una rilevanza sempre più marcata. Parlando dello specifico campo dell'oncologia ematologica, va detto che i progressi compiuti, in campo scientifico e terapeutico, consentono di articolare il discorso con il malato, perché si può ormai parlare, in casi sempre più numerosi, di lunghe sopravvivenze, se non addirittura di guarigioni. Le nuove procedure terapeutiche, infatti, hanno dischiuso la strada a rapporti continuativi con il paziente e la loro complessità e la modalità di somministrazione esigono che la collaborazione del paziente sia portata al più alto livello possibile. Alta professionalità, senso di fiducia e capacità di coinvolgimento sono le principali caratteristiche di questo nuovo e particolare rapporto ematologo-malato. Nonostante una continua evoluzione della collettività, si è ancora in posizioni arretrate nei riguardi dei problemi concernenti le neoplasie ematologiche. Si vede la malattia spesso come un evento fatale, contro il quale la lotta è vana e la fine inevitabile. Inevitabili sono il guasto dei rapporti familiari e, talora, le difficoltà economiche dei pazienti che lavorano; si insinua il sospetto che il male sia contagioso; si instaura un senso di colpa e di vergogna del malato e, a volte, il sospetto, nei familiari, di una qualche responsabilità. Proprio per questo, un malato "informato" non solo circa il tipo di malattia, ma anche circa la terapia, la sua finalità e modalità, i possibili effetti collaterali, è, in genere un malato meno ansioso, che collabora di più. Fra gli effetti collaterali che più frequentemente vengono rilevati dal paziente ematologico, i più importanti, nel costituire un tema di dialogo, sono i seguenti: caduta dei capelli, impotenza, sterilità, vomito, diarrea, fame, insonnia, psicosi. L'instaurarsi di un rapporto medico ematologo-paziente è, quindi, assai importante: l'umanità del medico, però, non basta; è necessaria anche la competenza tecnico-professionale. Dalla competenza deriva, poi, anche la sicurezza del medico che si può trasferire al malato. Ed è proprio questa sicurezza, basata sulle concrete possibilità terapeutiche, che diventa il fulcro della speranza. Prof. R. BATTISTA
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